Processo di caolinizzazione in atto a Santa Severa

Nei pressi della stazione ferroviaria di Santa Severa (RM) si può assistere alla metamorfosi di una massa rocciosa effusiva trachitica che è stata modificata da fluidi interni alla roccia stessa.

L'area dell'affioramento vista da Google Earth. La collinetta principale è tagliata da una strada: ho visitato la sua parte tutta a destra, quella lambita dal fossetto dove finiscono le case.
L'area dell'affioramento vista da Google Earth. La collinetta principale è tagliata da una strada: ho visitato la sua parte tutta a destra, quella lambita dal fossetto dove finiscono le case.

Mentre visitavo il litorale davanti al bellissimo castello di Santa Severa, vidi in lontananza una grossa collina con la cima spoglia che spiccava tra i rilievi circostanti, di un colore giallo intenso con i fianchi scoscesi.

Incuriosito, mi recai nel posto e scoprii un ambiente suggestivo e meraviglioso: la parte che si vede nell'immagine sulla fiancata destra della collina, dove c'è il fossato, si addentra nella fitta vegetazione in mezzo a enormi fichi d'india (grazie a questi cactus sembrava di stare in una steppa rigogliosa) e sbocca in un piccolo bacino d'acqua all'ombra degli alti fianchi rocciosi e delle piante.


Purtroppo, al centro del laghetto, finisce il suo corso una tubatura di ferro che probabilmente parte dalla cava di caolino li vicino, anche se non ne sono sicuro, la quale rende l'acqua rossa in cui insistono patine iridescenti tipo sapone.


Comunque sia, davanti a me si presenta un paesaggio roccioso costituito da una miriade di colori: rosso, giallo, ocra, arancione e marrone, tutti segni di alterazione della formazione. Mi avvicino alla parete e mi accorgo subito di una particolarità: la roccia è tenerissima, la scalfisco con l'unghia (quindi è più tenera di 2,5 Mohs) e presenta enormi cristalli di sanidino incastonati, dalle dimensioni massime di 5-6 cm, molto fragili e spesso spaccati e sfaldati, di un colore grigio-blu chiaro traslucido. Noto anche vene bianche di una sostanza che ancora non ho classificato.

Noto anche una grotta artificiale (si notano i segni di scavo di utensili) di cui non vedevo il fondo, che data la fragilità della formazione ho preferito non esplorare.


A sinistra, il lato destro della collina visibile dal satellite nella prima immagine. Notare l'elevato grado di erosione (= durezza bassa) che ha ricevuto questa roccia, che essendo molto tenera si è fatta levigare dall'acqua in modo molto regolare e sinuoso.

In alto un cristallo di sanidino, uno dei tanti che spiccavano dalla roccia e a sinistra si intravede una vena del materiale bianco sconosciuto.

Dalla foto in alto si vede inoltre la consistenza pastosa di questa roccia, che era così tenera che avrei potuto distruggere l'intera collina a mani nude, avendo avuto tempo a disposizione.



Ho poi scoperto, aiutato da utenti di un forum e ricerche su internet, che si tratta di un particolare processo metamorfico chiamato autometasomatizzazione, che ha portato alla caolinizzazione.


Metasomatismo è il termine indicato per definire la modifica chimica di una roccia grazie a fluidi sovrasaturi che, interagendo con essa, permettono lo scambio di specie chimiche seguendo il nuovo equilibrio chimico che si è instaurato: in pratica è un fluido ricco di elementi che si insedia e "corrode" (anche se non è una corrosione ma una sostituzione) i vecchi minerali presenti nella roccia per formarne di nuovi, sempre nella stessa posizione. Il prefisso auto- indica che i fluidi metasomatizzanti sono stati originati direttamente all'interno della massa rocciosa, e non arrivati dall'esterno.


Una volta spiegato questo concetto, posso procedere con la caolinizzazione: questo è un processo che, grazie all'azione chimica di sali ed elementi disciolti in acqua, degrada i feldspati presenti in una roccia per trasformarli in caolinite e montmorillonite: queste due sostanze sono usate per la produzione di smalti e calcestruzzi e sono terrose e tenere.

Quindi il "giallo" che si vede in foto, cioè le rocce alterate (che non so quanto siano estese all'interno della formazione) sono state autometasomatizzate da fluidi che hanno caolinizzato la roccia effusiva preesistente.

Si legge sulla carta geologica: "lave acide trachitiche o quarzolatitiche dei domi, autometasomatizzate, con grossi fenocristalli di sanidino".


A sinistra: l'acqua del laghetto ai piedi della formazione presenta patine iridescenti e colorazioni insolite. In alto a destra: un campione di roccia prelevato, con due grossi cristalli di sanidino sfaldati: una volta imbustati sul campo e portati a casa mi sono accorto che queste pietre risudano acqua. In basso a destra: la collinetta e l'entrata che si affaccia al fosso. Questo domo si nota moltissimo da lontano, anche dal litorale.