Il fiume Mignone delimita la campagna della Tuscia a sud, segna il confine con la provincia di Roma e separa la zona dei monti della Tolfa (vulcanica) da quella di Tarquinia-Monteromano (sedimentaria). E' un fiume che di inverno spesso straripa, con effetti devastanti, ed è al centro di un ecosistema molto complesso e vario.

Le rocce che questo fiume ha portato alla luce lungo il suo corso sono molto eterogenee: il suo primo tratto scorre in rocce vulcaniche provenienti dalle eruzione del vulcano di Vico, mentre il medio e basso tratto scavano rocce sedimentarie che vanno da un età mesozoica (le torbiditi del Cretaceo-Paleocene) a quella odierna.

Anche i fossili ritrovabili lungo la sua valle sono molto diversi: si possono raccogliere grosse rocce colme di nummuliti eocenici, molluschi pliocenici o resti di mammiferi del Pleistocene.


Aspetti ambientali e geologici


Uno dei calanchi che interessano la valle del Mignone. Purtroppo questi sono sterili a livello fossilifero, ma nelle fini argille che li compongono possono essere trovate piccole rosette di gesso ben cristallizzate. E' inoltre possibile osservare cose interessanti come gusci di gasteropodi moderni che si risedimentano, ossa di mammiferi attuali e resti di pasti di animali in via di seppellimento in questi terreni molto instabili.

 

Il fiume Mignone è molto importante per questa zona, anzi, è il fiume principale della bassa Tuscia nel quale affluiscono molti torrenti e canali indispensabili per l'agricoltura del posto. E' lungo 62 km e il suo alveo porta alla luce molti tipi di rocce diversi, da quelle vulcaniche dell'alto corso a quelle sedimentarie nel medio e basso: un ottimo laboratorio di geologia a cielo aperto.

La valle del Mignone è altrettanto interessante in termini di natura e specie animali e vegetali che fanno parte di questo ecosistema: le gole scavate nei tufi dell'alto corso del fiume hanno generato valli impervie, talvolta inaccessibili all'uomo, che ospitano molte specie minacciate o non ritrovabili nelle campagne. Consiglio vivamente di visitare questo corso d'acqua, non solo agli appassionati di geologia o paleontologia ma anche agli amanti della natura in tutte le sue facce. E'inoltre possibile praticare arrampicate nei vari calanchi che interessano il posto, così come nelle pareti calcaree verticali, oppure fare lunghe scampagnate sempre ricche di sorprese. Occhio ovviamente alle vipere!

Carta geologica dell'alto corso del Mignone (progetto CARG)
Carta geologica dell'alto corso del Mignone (progetto CARG)

L'ALTO CORSO

L'alto corso del Mignone bagna principalmente rocce vulcaniche dell'apparato vicano (nella mappa "WIC") e rocce sedimentarie pre-plioceniche: nella carta si notano infatti rocce mioceniche (indicate con "PTZ") e i flysch della Tolfa che risalgono al Cretaceo fino all'Eocene ("FYT"). Non ho ancora visitato gli affioramenti miocenici dell'alto corso del Mignone ma penso che esse siano sterili dal punto di vista fossilifero: questo me lo dice la carta geologica che non rileva fauna fossile e che attribuisce questi terreni al Messiniano, un piano del Miocene nel quale il Mediterraneo ha passato la "crisi di salinità", arrivando ad evaporare quasi completamente e lasciando pochissimi specchi d'acqua molto salati. L'interesse per questi terreni non è quindi unicamente paleontologico ma anche geologico: cercare le prove e le tracce lasciate dal Mediterraneo in evaporazione, la sua successiva trasgressione dopo la riapertura all'Atlantico e quello che ha depositato (banchi di gessi e sali marini) è interessante per capire a fondo l'evoluzione del territorio della Tuscia in quel periodo.

Calcare microcristallino di Monteromano
Calcare microcristallino di Monteromano

Per quanto riguarda i flysch della Tolfa (che interessano anche tutta l'area nei dintorni di Monteromano), essi sono quasi sempre privi di fossili ma a volte si possono trovare rocce costituite da ammassi di nummuliti risalenti probabilmente al Paleocene o all'Eocene. Mi è capitato anche di trovare dei piccoli bivalvi (simili ad Arcidae ma dubito che lo siano) inglobati nei calcari marnosi microcristallini facenti parte di questa formazione.

 

L'alto corso del Mignone non offre quindi molti esemplari fossili ma, grazie alla natura spesso incontaminata, è ricco di scenari naturali e ambienti surreali dai quali è facilissimo essere meravigliati. Inoltre, le paesinizzazioni dei flysch della Tolfa rendono queste pietre bellissime e dai disegni intricati, con colori caldi molto accesi e contrastanti generati dalla presenza di ossidi metallici (come ossidi e idrossidi di ferro, ossidi di manganese). Anche le vene colorate di calcite all'interno di questi sassi sono a volte molto complicate e intrecciate, dando vita a disegni che sembrano quasi artificiali.

Carta geologica del medio corso del Mignone (progetto CARG)
Carta geologica del medio corso del Mignone (progetto CARG)

IL MEDIO CORSO

Il medio corso del fiume Mignone è caratterizzato non più da un regime torrentizio ma da acque relativamente lente e dalle grandi anse che il corso d'acqua forma lungo tutta la sua valle alluvionale.

Nella carta geologica i depositi alluvionali sono segnati in bianco, lettera "b": sono la tipologia di rocce più giovani che si possa trovare, ma ovviamente questi suoli sono formati da rocce sedimentarie e vulcaniche dell'alto-medio corso che sono state sbriciolate e levigate dal fiume, poi trasportate sotto forma di sottili particelle dopodichè depositate lungo lo stesso corso, ma più a valle. Non si parla quindi di età assoluta dei sedimenti ma di età in cui si sono depositati.

Lungo il medio corso del Mignone affiorano quasi solamente rocce sedimentarie di età pliocenica e pleistocenica: ricche di fossili sono le argille sabbiose della Macchia della Turchina, che affiorano su entrambe le sponde del fiume. Altra litologia interessante è il cosidetto "macco", una biocalcarenite formata dalla cementazione di clasti molto piccoli impastati assieme a resti di esseri viventi come molluschi e cirripedi: questa roccia fornisce grossi esemplari di specie litoranee come Ostreidae e Balanidae. Ci sono poi le sabbie RGG, che affiorano anche sulla sponda sinistra del fiume Marta e sono ricche di malacofauna. Non mancano i terreni pleistocenici, spesso di ambiente di transizione o fluviale-palustre, nei quali possono essere trovati resti fossili di mammiferi come Mammuth, cavalli, cani, rinoceronti e buoi.

Il medio corso del fiume è secondo me il luogo migliore per trovare fossili: nell'alto corso sono presenti unicamente rocce sterili mentre sul basso corso abbiamo terreni molto giovani che spesso sono sterili, ma qualcosa si trova anche li.

Carta geologica del basso corso del Mignone: la carta 1:50000 non è ancora online.
Carta geologica del basso corso del Mignone: la carta 1:50000 non è ancora online.

IL BASSO CORSO

Il fiume Mignone nel suo tratto più prossimo alla costa ha scavato rocce molto giovani (pleistoceniche principalmente) facendo affiorare quelle più antiche plioceniche presenti anche nel tratto medio del fiume. Si possono vedere gli affioramenti nella strada della valle del Mignone andando verso il mare, subito dopo attraversato il ponte sotto l'autostrada.

La foce del fiume offre invece una varietà più grande di rocce di diversa età: sul tratto di spiaggia che da Bagni di Sant'Agostino va fino a Torvaldaliga abbiamo i calcari a panchina descritti nella pagina dedicata, di età neotirreniana (circa 100.000 anni fa). Più a nord, in prossimità della foce, affiorano anche quelli che sulla carta sono indicati come terreni miocenici: si possono vedere queste arenarie proprio in riva al mare, dove cominciano gli stabilimenti balneari affianco alla zona militare; queste arenarie costiere sono visibilmente bioturbate e non sono eccezionalmente ricche di fossili ma bensì di tracce, i cosiddetti ichnofossili, come le frequenti gallerie di movimento generate forse da anellidi bentonici. Sono visibili, nelle stesse rocce, anche fori rotondeggianti raggruppati lungo linee pressochè orizzontali: sono tracce di organismi litofagi come i molluschi della famiglia Pholadidae o la Lithophaga Lithophaga, il dattero di mare. Queste tracce sono forse da attribuire a un età più recente, dato che queste rocce costiere hanno subito vari cicli di immersione ed emersione dipesi da variazioni eustatiche e movimenti tettonici. Oltre agli ichnofossili, su queste rocce ho notato vari depositi dei gusci dell'anellide Ditrupa cornea, che indicano un fondale mobile a granulometria fine dal quale si sono poi generate le arenarie in questione.


Gli affioramenti visitati


Veduta di Monte Riccio
Veduta di Monte Riccio

MONTE RICCIO

Monte Riccio è un'altura che raggiunge la quota di circa 120-130 metri; è possibile visitarla percorrendo la strada provinciale 97 (quella della Valle del Mignone): ci si arriva agevolmente da Tarquinia o da Monteromano. Arrivati sul posto bisogna avere un minimo di esperienza nel fare fuoristrada perchè le stradine che portano direttamente alla cima sono estremamente rovinate, solcate dall'acqua e dai pesanti trattori.

Monte Riccio è "famoso" a livello paleontologico per i fossili di mammiferi che vi sono stati ritrovati, risalenti al Pleistocene inferiore, che rappresentano la prima testimonianza di mammalofauna del lazio settentrinale. Sono stati trovati fossili di tigri dai denti a sciabola, mammuth, cavalli, volpi e altri carnivori ed erbivori. Questi reperti vengono trovati in rocce di transizione tra ambiente

litorale e ambiente costiero ("TNA" e "CPS" rispettivamente) e testimoniano la regressione del mare e la colonizzazione delle coste da parte di questi animali. Purtroppo non ho ancora visitato l'area in questione ma solo la parte più a ovest del monte: appena effettuerò una spedizione in quel punto, aggiornerò subito la pagina.

Parliamo ora della zona da me raggiunta, quella dove ho trovato i resti di una vecchia cava (credo estraggano sabbia proveniente dai livelli "CPS"): in un casale abbandonato ho trovato svariate ricevute e fatture dei vari carichi della cava, datati 1970, e questo mi fa pensare che la cava sia abbandonata da minimo 10-15 anni, anche per lo stato in cui versano le strutture di metallo sparse per la zona e dalle condizioni di questo casale.

Appena si imbocca la strada sterrata che dalla provinciale porta alla cava si comincia subito il tratto in salita: arrivati in cima si possono già notare degli affioramenti portati alla luce dal taglio stradale che rappresentano la transazione tra la litologia "SBM" (argille circalitorali più antiche) e quella "CPS" (calcareniti e sabbie di ambiente costiero pleistoceniche): la prima si riconosce subito perchè domina i terreni bassi di questa piccola zona ed è anche la costituente del calanco subito ad ovest del monte (visibile nell'immagine affianco) mentre la seconda litologia, molto più grossolana ed eterogenea, si trova sulla cima, come si vede dalla carta geologica a destra.

Le argille "SBM" in quest'area non contengono fossili, o perlomeno io non ne ho trovati pur avendo cercato molto: gli unici esemplari che trovo sono pochissimi gusci rotti di Glycymerididae, Cardiidae e Ostreidae.

Le calcareniti "CPS" contengono invece qualche sporadico pettine (vedi immagine sotto) appartenenti alle specie Mimachlamys varia, Pecten jacobaeus, Aequipecten opercularis, Aequipecten scabrella e altri come Flexopecten o Pseudamussium. Altri organismi rinvenibili sono le onnipresenti Ostreidae (Ostrea, Neopychnodonte) e qualche calco di Arcidae o Cardiidae.

La terza litologia presente, "PGT", domina la parte sovrastante alle calcareniti ed è composta da ghiaie calcaree e vulcaniche sparse in una matrice sabbiosa arrossata, da attribuire a un origine fluviale (vedi le legende in basso)

Riassunto delle litologie presenti nei dintorni dell'ex cava di Monte Riccio.
Riassunto delle litologie presenti nei dintorni dell'ex cava di Monte Riccio.

Tutto sommato, e parlo solo dei terreni che fin'ora ho esplorato, la zona di Monte Riccio non è ricca di fossili marini apprezzabili come quelli del macco di Tarquinia o delle argille "TNA", ma è estremamente interessante dal punto di vista geologico e paleoambientale: affiora qui infatti la transazione tra ambiente relativamente profondo (piano circalitorale) del Pliocene e quello costiero-litorale del Pleistocene inferiore, e anche grazie al ritrovamento dei fossili di mammiferi sappiamo ora molto di più sul passato della Tuscia intera e dell'andamento del livello del mare.

Ribadisco che oltre agli aspetti geologico-paleontologici, questo luogo è ottimo per osservare la natura e i suoi abitanti, per dilettarsi nell'arrampicata e per fare un po di divertente fuoristrada.

Allego il link della pubblicazione dove si parla dei fossili di mammiferi ritrovati a Monte Riccio: LINK.



Come arrivarci



Immagini del luogo e dei ritrovamenti



Livelli di calcareniti e sabbie con pochi resti di Pectinidae appartenenti alla litologia "CPS":

la foto è stata scattata alla fine della salita che porta in cima al Monte Riccio dalla parte ovest, quella che ospita la cava.

Da notare i livelli di dura arenaria intercalati ad altri più sabbioso-argillosi che inglobano dei clasti ben rotondi e levigati, indice di un trasporto di tipo fluviale e una successiva permanenza in zona costiera, come del resto si può notare nelle attuali spiagge.

Non escludo che molte delle croste biancastre di queste rocce siano da attribuire ad alghe calcaree del genere Lithothamnium.



La cava di calcarenite di Monte Riccio. Visitandola è possibile notare l'alternanza tra le sabbie ghiaiose rossastre a tetto, di origine fluviale, le calcareniti e sabbie costiere ricche di ciottoli, di origine costiera, e le argille sabbiose più fini a letto, di origine marina.

Nelle due foto, le rocce più vicine appartengono alla litologia "CPS", così come quelle più lontane che però mostrano la transazione verso il basso in sabbie sempre più argillose.



Altri livelli "CPS", questa volta fotografati nella cava di Monte Riccio. Da notare anche qui i ciottoli, arrotondati dal trasporto fluviale e ammassati sulla spiaggia dove sono stati cementati dalla sabbia trasformandosi in arenaria abbastanza grossolana. I ciottoli possono essere sia di origine sedimentaria (le calcareniti stesse, disfatte poi ridepositate) che di origine vulcanica (provenienti da monte attraverso antichi fiumi). Si è certi dell'ambiente di sedimentazione costiero anche per la presenza di vari Pectinidae (che non risalgono i fiumi!!).

E' anche relativamente semplice dare una giustificazione alla sterilità a livello fossilifero di queste rocce: basta camminare sulla spiaggia di Santa Marinella, costituita interamente di ciottoli, per rendersi conto della bassissima percentuale di gusci che riescono a resistere alla forza delle onde e degli urti con altri sassi.



Altro scorcio delle pareti calcarenitiche della cava di Monte Riccio: la litologia nelle immagini è sempre "CPS". A prima vista potrebbe sembrare simile al macco di Tarquinia, ma la granulometria di quest'ultimo è più grossolana ed essendo molto bioturbato contiene anche molti microframmenti di organismi marini, caratteristiche che le rocce in figura non hanno dato che sono formate esclusivamente da sabbie più fini ed omogenee, con molto meno materiale organico.



A sinistra, il casale abbandonato sede dell'amministrazione della cava, contenente ancora le fatture dei trasporti, altri documenti e attrezzi arrugginiti. A destra, particolare di un masso interamente formato da sabbia che cementa una grossa colonia di Cladocora caespitosa con calchi di Carditidae, Mytilidae, Arcidae e Cardiidae. Si vede al centro il calco di una probabile Cardita calyculata che contiene ancora il modello interno del mollusco; sotto a sinistra c'è il calco di quello che sembra essere un Cerastoderma e tutti intorno sono presenti modelli interni e calchi di Cladocora internamente ricristallizzati (calcite). Penso che questo masso provenga dal livello "TNA", che comprende anche localmente (proprio presso Monte Riccio dalla legenda) rocce marnose anzichè argille sabbiose.


Galleria immagini


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Elenco delle specie fossili trovate


Pecten jacobaeus                                      PF

Pseudamussium sp.                                  PF

Aequipecten scabrella                               C 

Ostrea edulis                                              C

Neopychnodonte cochlear                         CC

Cardita calyculata                                      C

Cladocora caespitosa                                CC



TOTALE

2 Phylum

5 Famiglie

7 specie



Clicca in LINK per vedere le tavole sistematiche dei fossili di questo giacimento.