Nella riserva naturale geologica del Piacenziano scorrono vari corsi d'acqua e torrenti che, scavando i loro alvei, portano alla luce una notevole quantità di fossili del Pliocene medio-superiore: uno di questi è il Rio Carbonaro, un piccolo fosso il quale letto ospita un innumerevole quantità di conchiglie fossili di molte specie, oltre ad altri resti animali come briozoi, denti di pesci, frammenti di chele di granchio, anellidi e porzioni di echinodermi.

Il Rio è immerso nella natura e nella tranquillità: vi si accede da un percorso guidato immerso negli equiseti e nella boscaglia tipica di un luogo molto umido, ci sono vari ambienti da poter osservare e molte piante e animali.

L'area comprende anche una serie di piccoli calanchi, che riversano il loro contenuto fossilifero a valle con piccoli smottamenti e frane: qui è possibile osservare direttamente le sequenze stratigrafiche e il molto interessante passaggio da argille a sabbie.


Aspetti ambientali e geologici


Mappa dell'area e carta geologica (fonte: ISPRA)
Mappa dell'area e carta geologica (fonte: ISPRA)

Il Rio Carbonaro è un piccolo fosso affluente del torrente Chero nei pressi dell'abitato di Badagno, in provincia di Piacenza. L'area di interesse è contenuta nella riserva naturale e geologica del Piacenziano, che preserva l'ambiente e gli affioramenti pliocenici in 9 aree dislocate in pochi chilometri nella provincia di Piacenza. L'area si può accedere dalla strada visibile nella cartina di sinistra (presa da Maps) che arriva dal paese di Tabiano; una volta percorsa fino alla fine, ci si trova in un prato dove si può parcheggiare subito al limite del bosco, nel quale poi ci si incammina per visitare gli affioramenti.

Le zone interessanti sono senz'altro il letto del fosso (poco esteso, massimo un metro e mezzo di larghezza, che scava le argille e deposita i fossili) e i calanchi che interessano i fianchi dello stesso. Qui è possibile osservare una fauna tipica di molti affioramenti dell'appennino emiliano, comprendente molte specie attuali mischiate ad alcune subtropicali.

Descrizione delle formazioni della carta geologica.
Descrizione delle formazioni della carta geologica.

I terreni interessanti sono segnati come "KER2" sulla mappa geologica; corrispondono, come si può leggere a sinistra, a terreni argillosi molto fini (siltosi) del Piacenziano, in particolare quelli del Rio sono databili da 3,4 a 3 milioni di anni1.

Arrivati sul luogo, si ha subito la possibilità di consultare il cartello che informa sul contenuto del parco e su quello che si può vedere; vedremo pannelli simili lungo tutto il percorso, raffiguranti principalmente le piante che si incontrano. Attraversando un piccolo tratto di 

Cartello informativo all'inizio del percorso.
Cartello informativo all'inizio del percorso.

bosco, molto gradevole e poco intricato, si accede subito al greto del Rio dove si comincia a vedere del tritume per terra: questo detrito contiene molti piccoli bivalvi, resti di briozoi, anellidi, foraminiferi e loro frammenti. Continuando, fino ad arrivare al calanco, la presenza di malacofauna aumenta progressivamente fino a incontrare bellissimi esemplari integri di specie abbastanza tipiche, come Xenophora crispa, Bathytoma cataphracta, Semicassis laevigata, Nassarius clathratus, Fusinus logiroster, Gemmula contigua, Thylacodes arenaria, Gari cfr. uniradiata, Ostrea edulis, Aequipecten scabrella, Heteropurpura polimorpha, Bolinus brandaris e altre. Attenzione: la raccolta di questi fossili è vietata!

L'osservazione dei fossili continua anche sui calanchi che si affacciano sul Rio. Ad esempio se ne può visitare uno proseguendo lungo il percorso per circa 500 metri, poi sulla sinistra si incontra una piccola rampa di scale di legno e sulla sinistra di essa c'è il calanco. Anche questi calanchi ospitano moltissimi fossili, che piano piano si riversano a valle sul greto del fiume.

In questa zona, come in tutta l'area del parco, sono stati trovati numerosi scheletri di balene. Qui al Rio Carbonaro è stato trovato, nel 1983, un cranio di balena oggi esposto al museo di Castell'Arquato1.


Un altra interessante caratteristica di questo Rio è che presenta, in alcuni tratti del suo corso, delle acque di colore giallastro, un po maleodoranti, molto torbide: queste contengono idrocarburi naturali impregnati nelle argille e che, una volta a contatto con l'acqua, vengono sprigionati e la tingono. I fossili ritrovati immersi in quest'acqua hanno un tipico colore giallastro o ocra. Questi idrocarburi sono nati dalla decomposizione della materia organica intrappolata al momento della deposizione dell'argilla: proprio come succede per il petrolio, i corpi degli organismi che hanno creato le conchiglie fossili sparse per l'alveo, una volta morti, sono stati digeriti dai batteri del fondale i quali hanno espulso come prodotto di scarto proprio questa miscela di idrocarburi.

Che informazioni possiamo ricavare riguardo il paleoambiente? Gli indizi sono simili a quelli del Rio Rocca e, in generale, di tutta l'area del parco del Piacenziano.

Innanzitutto la fauna contiene specie di ambiente sub tropicale (prima di tutte le Terebridae e le Clavatulidae), tuttavia non così numerose come al Rio Rosello (dove sono presenti molte più specie di molluschi di acqua calda). Le argille ci suggeriscono un ambiente sicuramente non di spiaggia o prossimo alla costa, ma al contrario relativamente profondo e nel quale possono nuotare balene (dato il ritrovamento fossile del cranio). Direi quindi che queste argille si sono deposte sì sulla piattaforma continentale, ma a profondità di qualche decina di metri. Sulla parte alta dei calanchi si può notare il passaggio dalle argille marine alle sabbie di costa, segno che il mare stava subendo una regressione e che, piano piano, l'antico golfo padano si sarebbe sollevato e riempito fino a produrre l'attuale pianura. A sinistra, un tratto del letto del Rio a Settembre 2017.

Tutto sommato il Rio Carbonaro è un bellissimo posto sia a livello ambientale che a livello paleontologico, dove si possono trovare diverse specie e osservare i rapporti stratigrafici tra argille e sabbie.


Come arrivarci



Immagini del luogo e ritrovamenti



Alcuni tratti del letto del torrente. Si notano le argille blu e molti frammenti di molluschi.



Alcuni scorci del bosco intorno al Rio. Frequenti sono i prati di equiseti, che crescono nelle zone umide. E' interessante perchè queste piante sono praticamente fossili viventi, esistendo sulla Terra già dal Devoniano (dai 395 ai 345 milioni di anni fa) e quindi fanno attivamente parte del parco geologico e paleontologico.



Altri tratti del Rio e delle zone adiacenti.


Galleria immagini



Elenco delle specie fossili ritrovate


In allestimento...



TOTALE



Clicca in LINK per vedere le tavole sistematiche dei fossili di questo giacimento.