Fotografare fossili: attrezzatura e tecniche

Fare foto ai fossili può sembrare un operazione semplice e superficiale, ma non è così. Infatti per una migliore classificazione devono essere fotografati rispettando certi angoli e prospettive, e cercare di mettere in risalto il soggetto fotografato con uno sfondo passivo e di poco disturbo.

Personalmente ho cominciato facendo foto "come vengono", non curandomi molto dell'angolazione e dell'eliminazione dello sfondo, ma una volta trovati alcuni trucchetti e impostazioni particolari mi sono accorto che le fotografie che scattavo erano molto più utili nella classificazioni e permettevano di fare meno errori e di apprezzare meglio i tratti salienti del fossile.

Cosa occorre per fotografare i fossili:

  • Fotocamera Reflex con obiettivo base (esempio 18-55 mm) o, meglio ancora, tele o macro
  • Piano nero opaco dove appoggiare i campioni
  • Treppiede
  • Facoltativo, luci o flash secondari (per migliorare l'illuminazione)
  • Programma di fotoritocco

Diverse dritte per la tecnica "a sfondo nero":

Fotografare soggetti su sfondo nero non è un operazione complessa, ma richiede il rispetto di alcune regole ottiche e l'impostazione di pochi parametri della fotocamera.

Partiamo proprio da quest'ultima: nel caso di grossi campioni, diciamo dai 4-5 centimetri in su, non c'è bisogno di particolari impostazioni riguardanti profondità di campo, illuminazione eccetera, perchè non siamo ancora nel mondo della fotografia macro; per campioni "grandi" occorre quindi un impostazione che anche la modalità automatica di qualsiasi reflex può offrire.

Quando abbiamo a che fare con piccoli fossili, perlopiù conchiglie, di dimensioni di pochi centimetri o addirittura millimetriche, si entra nel campo della fotografia macro: ci sono interi volumi e guide che affrontano questo argomento ma, dato che siamo collezionisti e non fotografi, ci interessa solo sapere quale sia la giusta impostazione da rispettare.

 

Innanzitutto introduco una proprietà fisica della luce che, anche se non indispensabile da sapere, permette di capire perchè occorre rispettare le seguenti regole: quando essa colpisce un ostacolo di indice di rifrazione diverso (in questo caso il piano in cui è appoggiato il campione e il campione stesso), essa riflette e diffonde: la riflessione è un semplice "rimbalzo" sulla superficie del piano, di angolo speculare a quello incidente secondo l'asse perpendicolare al piano; la diffusione è invece uno sparpagliamento di "raggi" di luce che si propagano seguendo tutte le direzioni possibili, cioè a 360° intorno al punto di incidenza formando una "sfera di diffusione".

 

Una volta introdotto questo, noi abbiamo delle luci da tenere (necessarie per la fotografia del soggetto) e altre da eliminare (quelle dello sfondo): quelle da conservare e che andranno a costituire la nostra fotografia finita sono la luce riflessa e diffusa dal campione, mentre quelle da eliminare sono tutte le luci inerenti allo sfondo (sia riflesse che diffuse).

Per eliminare la luce riflessa dello sfondo, occorre lavorare sull'angolo di scatto: scattare una foto perpendicolarmente al piano causa una riflessione della luce del flash della fotocamera che andrà ad "infilarsi" direttamente nell'obiettivo: risultato, un campione luminoso e uno sfondo dietro di esso molto chiaro e luminoso, disturbato dalle minime rugosità del piano; se invece la si scatta con un angolo minore di 90° (i migliori risultati si ottengono con angoli inferiori a 45°), la luce riflessa dallo sfondo andrà ad allontanarsi dall'obiettivo (segue infatti una direzione totalmente opposta ad esso), con il risultato che dietro il campione abbiamo uno sfondo uniforme e relativamente poco luminoso, molto meno disturbante di quello scattato a 90°. Ci rimane quella poca luce che ancora rimane dietro il campione: la luce diffusa dallo sfondo. E' proprio per diminuire quest'ultima che si usa uno sfondo nero: il nero è il colore che assorbe tutte le frequenze della luce visibile, convertendole in calore: oltre che per questa considerazione fisica, usiamo il nero come sfondo per la sua "passività", e per il fatto che mette in risalto il soggetto molto meglio di altri colori o del bianco (a mio avviso).

Quindi, una volta avuto a disposizione un piano nero opaco, si possono fotografare i nostri reperti ottenendo uno sfondo molto scuro: la sua trasformazione in "nero puro" si ottiene con il ritocco al computer, io personalmente uso PhotoScape, un programma gratuito e molto potente con cui si può preparare in pochi secondi una foto usando gli strumenti ritaglio, contorni, contrasto e luminosità: è grazie a quest'ultima proprietà che si ottiene lo sfondo "nero puro", avendo appena fotografato un soggetto molto chiaro e uno sfondo relativamente poco luminoso, con la funzione "scurisci" si ottiene un soggetto moderatamente illuminato e uno sfondo nero pesto. Dopodichè si procede con l'aumento del contrasto (che risalta i dettagli e crea uno stacco ancora maggiore dallo sfondo), i contorni (che aumentano la definizione), il ritaglio e la rotazione.

 

Per quanto riguarda la fotocamera, io uso una Nikon EOS1100d con un obiettivo base da 18-105 mm. Il settaggio si deve preoccupare non tanto della luce (ne abbiamo in abbondanza grazie al flash) quanto della profondità di campo: lavorando infatti con settaggi automatici si ottengono profondità di pochi millimetri, o comunque sotto il centimetro, ottenendo foto molto poco definite e chiare. Questa profondità di campo si aumenta chiudendo il diaframma: infatti, fotografando con diaframmi più alti di f29 (io scatto a f36 di solito), si ottengono profondità di campo dell'ordine dei 4-5 centimetri, perfetti per la maggior parte dei fossili; ovviamente sto parlando di impostazioni per questo obiettivo, se se ne possiede uno diverso con focale diversa è ovvio che potrebbero venire foto migliori con settaggi differenti.

Come altri parametri, di solito scatto con un tempo di posa di 1/200 o 1/160 di secondo e un ISO abbastanza basso, come 200 o 400, in virtù della sufficiente luce fornita dal flash. L'ISO basso permette di contenere il disturbo (granulosità) della foto e il tempo di posa abbastanza basso permette di contenere molto l'effetto mosso: questi benefici si riscontrano quando sia andrà a ritagliare una porzione di foto, molto ingrandita, che mostra il campione fotografato di piccole dimensioni.

Un'altra cosa da evitare è l'effetto "mosso" nelle foto, ottenuto quando si scatta con la fotocamera in mano: per ovviare consiglio l'utilizzo di un treppiede e un autoscatto di due secondi in modo da immobilizzare la macchina fotografica quando scatta.

Ultima cosa, non sempre la luce del flash viene riflessa correttamente da tutte le parti del fossile, con la conseguente formazione di aree in ombra che dopo l'inscurimento risulteranno nere pure. Per ovviare, bisogna trovare la disposizione migliore del pezzo, facendosi aiutare magari con della plastilina o piccoli aghi o aste nascoste dietro il campione, avendo a disposizione un doppio flash oppure ricorrendo al ritocco al PC.

 

 

Un'ultima osservazione riguardo la posizione dei campioni durante le foto: per una corretta determinazione, i fossili (in particolar modo le conchiglie) vengono fotografati secondo direzioni preferenziali, dette "norme": cambiano a seconda della tipologia di fossile che dobbiamo fotografare (bivalve, gasteropode, in matrice, sciolto..) e servono a visualizzare immediatamente e a colpo d'occhio caratteristiche salienti di una specie come le dimensioni e i loro rapporti, posizioni di particolari elementi...

Per i gasteropodi si hanno di solito 5 norme: vista perpendicolare alla bocca, vista parallela al labbro, vista dorsale (opposta alla bocca), vista apicale e vista sifonale; io di solito le inserisco tutte e cinque nella foto principale della specie, che deve raccogliere tutti i caratteri del campione ben visibili e in modo completo, mentre nelle altre foto inserisco o le sole due principali (dorsale e frontale) o le stesse due più quella apicale.

Per i bivalvi abbiamo solitamente 2 norme principali e altre 4 secondarie, non sempre necessarie, sia che le valve siano singole sia che siano articolate: perpendicolare al piano della valva, interna ed esterna, sono quelle principali; viste laterali (anteriore o posteriore), vista dorsale e vista ventrale sono quelle secondarie. Anche qui preferisco inserire più norme nella foto principale della specie e meno in quelle altre, magari varie e mostranti altri particolari.

Attenzione perchè per alcune specie servono altre norme, indispensabili per la corretta identificazione: come esempio cito le conchiglie del genere Cochlis, che devono essere fotografate con il pilastro columellare perfettamente verticale per apprezzare l'inclinazione della bocca che è differente da specie a specie. Per altri molluschi occorre raffigurare certi dettagli che sono anche essi discriminanti nella classificazione: ad esempio, le crenulazioni vicino all'umbone di Ostrea edulis. Per altri ancora, come le conchiglie della famiglia Rissoidae o Pyramidellidae, è necessaria una foto ingrandita della protoconca.


 

Per il resto dei fossili (anche se è un discorso molto generalizzato) si devono mettere in risalto particolari utili a determinare una specie dall'altra: la cosa migliore secondo me sarebbe una foto di insieme da minimo due angolazioni e, se necessario, altre foto più piccole e integrative che mostrano un particolare dettaglio ognuna.


A destra l'immagine così come viene scattata, a sinistra quella ritoccata e finita. Notare la bassa luminosità dello sfondo nella foto di destra che si tramuta in "nero puro" e la luminosità della conchiglia accentuata con l'aumento del contrasto.
A destra l'immagine così come viene scattata, a sinistra quella ritoccata e finita. Notare la bassa luminosità dello sfondo nella foto di destra che si tramuta in "nero puro" e la luminosità della conchiglia accentuata con l'aumento del contrasto.
Immagine finita di una conchiglia vista in direzione assiale: importantissima la profondità di campo, ottenuta con un diaframma a f36. Qui è stato necessario utilizzare un pennello nero per eliminare le parti di sfondo più chiare ai lati del mollusco.
Immagine finita di una conchiglia vista in direzione assiale: importantissima la profondità di campo, ottenuta con un diaframma a f36. Qui è stato necessario utilizzare un pennello nero per eliminare le parti di sfondo più chiare ai lati del mollusco.